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Iglesias - Villa di Chiesa

“Iglesias è la città turistica sarda per eccellenza, se si tiene conto del clima,
della storia, della natura con le vallate verdi, i poggi, gli orti e i giardini che possiede”.
                                                               Francesco Alziator, “Iglesias città d'arte”

Iglesias
     Architettura del Sacro
     Il cimitero monumentale
    
Le piazze, le vie, i palazzi
     M
ura pisane e castello

Arte e miniere
     La Direzione della miniera: il Palazzo Bellavista
     Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna

     Le Foreste del Linas-Marganai
     Giardino Linasia
Dirimpetto, il Pan di Zucchero
Tra riti, tradizioni e medioevo
     La Settimana Santa
     I Candelieri
     Estate Medioevale Iglesiente
     Ottobre Iglesiente
     M
onumenti aperti
     A
rgenteria e Gioielli
     L'arte del pane e dei dolci

Iglesias

Nella costa sud occidentale della Sardegna, situata sui rilievi che chiudono la valle del Cixerri si trova la cittadina di Iglesias. Spiagge, colline, verdi vallate ed il Parco Geominerario Storico e Ambientale che custodisce l'intera storia dell'attività mineraria dell'umanità, dai primordi alle più moderne tecnologie, basterebbero da soli a rendere indimenticabile questa città. Ma sono soprattutto la sua storia, il patrimonio architettonico, le antiche testimonianze del medioevo toscano, le tante reminiscenze della dominazione spagnola e le sue chiese ad affascinare e catturare l'attenzione anche del viaggiatore più esigente.
Qui il fascino delle origini è custodito dalle chiese medievali nelle quali troviamo stratificati i segni di un glorioso passato, quello di una città anticamente chiamata Villa di Chiesa. Tale nome deriverebbe, sembra, dal gran numero di edifici di culto che nel Medioevo ivi era stato edificato.
Del resto è proprio il gran numero di edifici di culto, antichi e moderni, a caratterizzare ancora oggi il tessuto urbano dell'attuale città e ad accompagnarne la storia.

Città della Sardegna sud-occidentale, Iglesias si trova a 176 m slm (quota media). Il suo territorio comprende diverse frazioni tra le quali non possiamo non citare Nebida che, con la splendida Ispiaggia di Masua, il faraglione di Pan di Zucchero e la scogliera a picco sul mare,
offre uno scenario paesaggistico di grande fascino che fa da sfondo alla struttura mineraria di Porto Flavia ed alla miniera di Nebida.
Altrettanto suggestive sono le frazioni di San Benedetto e San Giovanni Miniera-Bindua- Monte Agruxiau, immerse nel verde ed in posizione panoramica, custodiscono intatti alcuni preziosi gioielli d'archeologia industriale e quelle di Corongiu-Tanì in cui è attestata la presenza umana sin dal neolitico.
Il tessuto topografico della città riflette le sue vicende storico-economiche. È infatti possibile individuare diverse fasi nello sviluppo urbanistico.
Il nucleo storico si estende all'interno della cinta fortificata medievale; a testimonianza dei trascorsi pisani rimangono ancora oggi i resti delle mura, alcune torri, il castello Salvaterra e la Cattedrale di Santa Chiara, eretta tra il 1285 ed il 1288.
il centro moderno si sviluppa attorno ad una grande piazza considerata il salotto della città ed intitolata a Quintino Sella - grande propulsore dell'industria Imineraria isolana. Ed alle miniere è indissolubilmente legata la storia dell'economia di Iglesias. Un'economia che ha conosciuto i momenti di maggior splendore durante la dominazione pisana ed aragonese, nella seconda metà del XVIII secolo, durante il dominio sabaudo e dopo la metà del XIX.
Le comunità ed il territorio impararono a coordinare la propria vita sui ritmi di lavoro e sui tempi di prosperità delle miniere. Negli ultimi decenni l'attività mineraria che ha accompagnato la storia del territorio ha attraversato un periodo di crisi, così profonda da decretare la chiusura delle miniere.
Si sono intrapresi numerosi interventi di bonifica e di valorizzazione dei siti che costituiscono un ampio patrimonio industriale, non minore del patrimonio urbano, monumentale e naturalistico, prezioso per il territorio.

Architettura del Sacro

Le chiese quasi come le pagine di un libro di storia ci aiutano a leggere i segni del passato di Villa di Chiesa, in esse infatti ogni epoca ha lasciato ben visibile traccia di sé assegnando a ciascun edificio la propria particolarissima specificità.

Nel cuore del centro storico, all'interno della piazza Municipio, si erge la cattedrale dedicata a Santa Chiara di Assisi. Edificata tra il 1285 ed il 1288 per volontà di Ugolino della Gherardesca, nel 1503, con la bolla Aequum Reputamus, venne elevata a Cattedrale. L'interno, dopo il totale rifacimento della fine del Cinquecento, mostra una felice congiunzione di romanico e gotico. L'aula ha una sola navata con quattro cappelle laterali, che vennero aperte per contrastare la spinta laterale delle volte. Ad una terza fase di intervento vanno invece attribuiti due
ampi cappelloni che conferiscono alla chiesa l'attuale pianta a croce latina immissa. Nota la campana di Andrea Pisano del 1337.
Si trova in piazza Collegio, nella parte alta del centro storico, la Chiesa della Purissima, nota come "Chiesa del Collegio" in ricordo dell'appartenenza ai Gesuiti per i quali fu eretta con l'annesso alloggio. Esempio di architettura propria della Controriforma, incarna nella semplicità del prospetto gli ideali di rigore propri della Compagnia di Gesù. Nella facciata il bianco dell'intonaco contrasta con il rosso della vulcanite con cui sono realizzate le lesene e le cornici che inquadrano il portale. Dalla piazza Municipio, imboccando la via Satta e la via Don Minzoni, si arriva alla Chiesa di San Francesco, eretta nella piazza omonima. In stile tardogoticocatalano, la chiesa ha una facciata
completamente liscia, ornata da due oculi e da un rosone in asse con il portale. L'aula è a navata unica. Da citare il retablo del Mainas sito nella cappella dell'Asilo. Sede dell'omonima confraternita, è la Chiesa di San Marcello. Demolita agli inizi del Novecento per far posto ad una scuola, fu ricostruita in via San Marcello.
Da piazza Municipio, imboccando la via Pullo, si arriva alla Chiesa di San Michele (o del Sacro Monte), sede della Confraternita della “Pietà del Monte”. Ancora oggi ha il compito di organizzare le processioni per la Settimana Santa. Sorta nel 1600 per la cura spirituale dei condannati a morte, la chiesa, di forma tardogotica, ha una piccola aula e una cappella che serve da sagrestia. Ubicata nelle vicinanze delle chiese di S. Francesco e S. Chiara è la chiesa della Madonna delle Grazie originariamente dedicata a San Saturno. Su un impianto originario risalente, forse, alla fine del 1200, l'edificio fu costruito nelle forme di transizione tra il romanico ed il gotico e, quindi, profondamente rimaneggiato nel '700. Una grata, che serviva per la comunione delle monache, rivela l'antica presenza del Monastero delle Clarisse.
Lungo la via Cavallotti sorge la chiesa neogotica intitolata a San Domenico. È conosciuta col nome di Cresia de is piccioccheddus (Chiesa dei bambini), perchè secondo la tradizione i bambini parteciparono alla sua costruzione.
Fuori dal complesso murario pisano, percorrendo la via Cappuccini, si giunge  a uno spiazzo dove si erge la Chiesa di  Santa Maria di Valverde. Dell'impianto originario, quasi certamente di carattere romanico, oggi resta la facciata in conci di trachite rosa e alcuni tratti dei muri laterali. Lungo la via Sant'Antonio si eleva la Chiesa di Sant'Antonio Abate, costruita presumibilmente tra il X e XI secolo. Lo schema è di tipo basilicale e l'esterno fu completamente restaurato
Di particolare interesse storico è la chiesa del SS. In via Sant'Antonio, Salvatore. Tra le più antiche chiese di Iglesias, (databile tra il X e XI secolo, essa rappresenta solo un autentico capolavoro architettonico dell'alto medioevo ma forse la prova che farebbe supporre, ad alcuni studiosi, la presenza di un insediamento precedente alla nascita di Villa di Chiesa. La chiesa, che misura 10 metri per 16, nell'aspetto esterno ed interno si richiama ai modelli bizantini, con pianta a croce latina, con bracci coperti da tozze e basse volte a botte.
Sul colle di Buoncammino (monte 'e Cresia) si erge il santuario campestre dedicato alla Vergine del Buoncammino. Secondo le note storiche di Mons. Luigi Cinesu, nel 1777 un certo Antioco Bernardini e la moglie costruirono la chiesetta in onore della Madonna. Nella seconda metà del Novecento venne costruita la  nuova chiesa, consacrata solennemente nel 1978.

Il cimitero monumentale

Il cimitero monumentale di Iglesias è preziosamente arricchito da un gran numero di statue realizzate dallo scultore Giuseppe Sartorio. Questi aveva ricevuto l'incarico, dai dirigenti piemontesi delle miniere, di scolpire un monumento dedicato al ministro Quintino Sella. Sono 65 le opere che portano la firma del Sartorio, ricche di simboli, talvolta suggestivamente legati all'idea della vita interrotta (la colonna tronca, l'albero spezzato, ecc.). Spesso le statue riproducono fedelmente i visi dei defunti (come attestano le fotografie ritrovate) e l'abbigliamento dell'epoca, con la riproduzione di pizzi e gioielli, che rendono affascinante il percorso silenzioso lungo i viali.

Le piazze, le vie, i palazzi

Esterne alle mura, la piazza Sella e l'adiacente Piazza Oberdan sono un vivace luogo di ritrovo della vita cittadina. Aperte intorno al 1880, ospitano rispettivamente il monumento a Quintino Sella, realizzato da Giuseppe Sartorio, e il monumento ai caduti dell'artista nuorese Francesco Ciusa. Attraversando il Corso Matteotti, si possono ammirare le facciate dei palazzi in stile Liberty, come il civico n.44, ricco di pregevoli elementi decorativi.
Si arriva quindi a Piazza La Marmora, antica “Plassa de Villa” dove campeggia la fontana, che secondo alcuni storici esisteva già in epoca
pisana, detta del Maimoni, forse una raffigurazione demoniaca evocata dal rumore sotterraneo delle acque che lì affluivano. Nei pressi della piazza, sulla via Canelles, è possibile visitare il Museo Etnografico della civiltà agropastorale e dell'artigianato, ospitato in un'antica cantina. Percorrendo la via Sarcidano ed il vico Duomo, si arriva alla Piazza del Municipio. Su questa, si affacciano l'ottocentesco Palazzo
Civico e la Cattedrale, raccordata da una galleria al Palazzo Vescovile, frutto di diversi progetti realizzati tra il 1763 e il 1782. Sulla porta
principale, un'iscrizione riporta la data del 1835, indicante i rifacimenti del prospetto.
Proseguendo per via della Decima, si arriva alla via Angioy su cui si affaccia l'Archivio storico comunale, ex-carcere mandamentale cittadino, realizzato nel 1794, oggi luogo di studio. Impreziosito da teche che custodiscono reperti di età preistorica, fenicio-punica, romana e medievale della Collezione Comunale donata dagli eredi Pistis-Corsi, possiede ricchi archivi e il "Breve", il codice legislativo una cui copia risalente al 1327, testimonia l'origine pisana della città. Proseguendo oltre, lungo la via Crispi, si arriva nella via Roma. Appena fuori le mura pisane, si incontra l'Istituto Minerario “Giorgio Asproni”, all'interno di una bella costruzione Liberty di inizio '900. La scuola ospita la sede del Museo dell'Arte Mineraria e il Museo Mineralogico, in cui si può ammirare una delle più complete collezioni di minerali esistenti nell'isola.

Mura pisane e castello

Tuttora ben visibile per lunghi tratti, la cinta muraria fu costruita dai Pisani tra il XIIIXIV secolo e modificata dagli Aragonesi.
Le mura e le 20 torri che le sopravanzano in altezza, aperte sul lato della città, erano realizzate con pietrame misto disposto in corsi orizzontali, creando una disomogeneità che garantiva grande resistenza agli attacchi.
La parte meglio conservata è quella settentrionale, dove si può ammirare ancora integro il fossato con il lato prospiciente la cinta formato da un basso muro intonacato con malta di calce. L'accesso era garantito da quattro porte: P. Maestra, P. Castello, P. S. Antonio e P. di Monte Barlao. Tra Porta Castello e Porta Sant'Antonio, tra il 1200 e il 1300 e per volere del Conte Ugolino della Gherardesca, fu costruito sul colle di Salvaterra l'omonimo castello. Si possono ammirare i ruderi dell'antica fortificazione e la porta col ponte levatoio con gli stemmi della Gherardesca e dei nobili governanti della città.

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Arte e miniere

Il viaggio nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna può cominciare dall'imponente complesso della miniera di Monteponi e galleria Villamarina situato nell'immediata periferia d'Iglesias e raggiungibile dalla SS 126.
Una strada interna, affiancata da alcune costruzioni, conduce al piazzale dove si apre l'ingresso alla miniera. Dell'impianto originario restano edifici industriali di grande interesse storico e architettonico. I più importanti sono il Palazzo Bellavista, il Pozzo
Vittorio Emanuele e il Pozzo Sella. Da non perdere l'affresco “La miniera” (1950), realizzato da Aligi Sassu nella foresteria.

La Direzione della miniera: il Palazzo Bellavista

Particolare cura del dettaglio decorativo e architettonico si riscontra nella Palazzina di Monteponi, detta Bellavista per la posizione panoramica. Fu costruita nel 1865 dall'ingegner Adolfo Pellegrini, direttore della Società di Monteponi.
Il fabbricato con un alto zoccolo scandito da paraste, si sviluppa su tre piani; verso nord si allarga un ampio giardino arricchito da piante secolari. Attualmente è sede distaccata dell'Università di Cagliari e ospita corsi di laurea “Scienze dei Materiali” e “Informatica” nonché il Master in Geographical Information System.

Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna

Iglesias è la sede del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, il primo riconosciuto nel mondo, nel corso della Conferenza Generale dell`UNESCO tenutasi a Parigi dal 24 ottobre al 12 novembre 1997. La città è anche parte dell'area 8 del Parco Geominerario della Sardegna, la più estesa (2.455 kmq) e, al contempo, la più rappresentativa per la ricchezza e la diffusione delle attività minerarie degli ultimi millenni.
La galleria Villamarina fu intitolata al viceré del Regno di Sardegna Marchese di Villamarina. Scavata a quota 174 m slm, è dotata di due
imbocchi distanti tra loro circa 70  metri, battezzati Asilo e Suore. La galleria mineraria incontra i pozzi più importanti della miniera di Monteponi: il Pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863, adibito alla discesa e alla risalita  dei minatori e del minerale ed il Pozzo
Sella, del 1874, dedicato al parlamentare Quintino Sella.  'La miniera'  ospitava delle grandi pompe per l'eduzione delle acque sotterranee.
Lungo la SS 126, seguendo le indicazioni per Carbonia-S.Antioco, Monteponi dopo poche centinaia di metri ci appare lo scenario delle “montagne rosse di Monteponi”, cumuli di scorie  di zinco prodotte negli anni dalle  miniere, che si progetta di preservare dalla disgregazione tramite un sistema di irrigazione.
Ancora lungo la SS 126 per Carbonia-S.Antioco, si giunge alle gallerie del AMonte San Giovanni, di fronte all'ex villaggio minerario di
Bindua. Un breve percorso col trenino elettrico, un ascensore e una scala a chiocciola, conducono alla grotta di Santa Barbara, protettrice dei minatori. Il geode, tra i più antichi in Europa, fu scoperto durante dei lavori di perforazione nel 1952 e, per la sua magnificenza, diede
all'involontario scopritore l'impressione di trovarsi in una fiabesca cattedrale. All'interno enormi stalattiti e stalagmiti, colonne, sculture di calcite candida, localmente ricoperte da concrezioni di aragonite e, particolarissimi, cristalli di barite tabulare che rivestono le pareti.
Per giungere ai villaggi abbandonati di Seddas and Sa Macchina Beccia, da Iglesias si segue la direzione Carbonia, si passa Moddizzis sotto al cavalcavia della SS 126, si imbocca uno sterrato a sinistra e si sale fino a un bivio. A destra si discende verso il villaggio fantasma di Seddas Moddizzis (Sella del Lentisco), costruito all'inizio del secolo per i dipendenti della miniera: al suo interno una chiesetta, lo spaccio, le case degli operai e la sontuosa residenza degli Asproni.
Tornando al bivio e prendendo l'altra direzione si va verso la miniera di S. Giorgio, superbamente caratterizzata dal Pozzo di S. Barbara, chiamato dai Sardi Sa Macchina Beccia, realizzato nel 1870 in forma di piccolo castello. Un esempio della fortuna incontrata dallo stile neogotico negli edifici legati all'industria mineraria.
Dalla SS 126 verso Funtanamare si arriva alla miniera piombo-zincifera di Nebida e all'imponente Laveria DLamarmora, con le sue arcate a cielo aperto. L'impianto era considerato agli inizi del secolo all'avanguardia nel processo di separazione del minerale puro dalla roccia. Nei primi anni del 1990 la Laveria subì un restyling da parte della Soprintendenza ai Monumenti di Cagliari; in quell'occasione furono fabbricati i 484 gradini che la collegano alla passeggiata in riva al mare.
Proseguendo in leggera discesa lungo la strada asfaltata arriviamo a Masua e alla locale miniera. Poco oltre si trova Porto Flavia, un gioiello di ingegneria costruito nel 1924 dall'ing. Cesare Vecelli, (che lo intitolò alla sua bimba Flavia). Per risolvere il problema di carico delle barche (note bilancelle), che trasportavano i minerali a Carloforte per il trasferimento sui piroscafi, fu ideato un sistema d'imbarco diretto del minerale alle navi. Dentro il villaggio di Masua è da visitare il Museo delle Macchine da Miniera. Con le oltre 70 macchine e attrezzature specifiche per lavori minerari, rappresenta la testimonianza di una evoluzione industriale di grande prestigio.
Dalla SS 126 verso Fluminimaggiore, a 5 km da Iglesias, un bivio sulla destra porta alla frazione mineraria di San Benedetto. Da segnalare una bella chiesetta e la palazzina della direzione recante un fregio con le iniziali della Vieille Montagne. Da San Benedetto, proseguendo verso nord si raggiunge la miniera piombo-zincifera di Malacalzetta.

Le Foreste del Linas-Marganai

La Foresta Demaniale di Marganai rientra nell'area del progettato “Parco naturale di Monte Linas, Marganai-Oridda, Montimannu”, in quanto considerata zona di interesse paesistico.
Il sistema orografico mostra un profilo molto accidentato con le cime aspre e tormentate della catena del Marganai, che raggiunge i 906 metri a P.ta San Michele e 939 a P.ta Campu Spina, e del massiccio granitico del Monte Linas, il più alto della Sardegna meridionale con i 1.236 metri di Punta Perda de sa Mesa. L'estremo lembo meridionale è occupato dalla regione dell'Oridda.
Si può accedere all'area parco sia mediante un percorso che, dall'ingresso della città di Iglesias, porta alla “vecchia cantoniera Marganai”, sia dalla SS 126 Iglesias-Guspini, deviando verso la frazione di San Benedetto e proseguendo poi per la strada che conduce alla località “Case Marganai”. La vasta foresta (3.650 ettari nel settore orientale e settentrionale) è attraversata da numerosi percorsi, molti dei quali assai suggestivi. Lunghe sterrate forestali e sentieri, attraversano i vecchi villaggi minerari di Arenas, Malacalzetta, Baueddu, Reigraxius, larghe carrarecce salgono verso le cime di P.ta San Michele e P.ta Campu Spina.
All'interno cascate e grotte di considerevole interesse naturalistico come la Grotta di S. Giovanni, fino a qualche anno fa interamente percorribile con automezzi, e di Su Mannau, ma anche testimonianze paleontologiche e monumenti archeologici come il tempio punico-romano di Antas. La vegetazione è caratterizzata da fustaie di leccio, sugherete, tasso; ricca la vegetazione del sottobosco: agrifoglio, corbezzolo, lentisco, timo, lavanda, cisto. Presenti anche rare specie endemiche tra le quali l'Helichrysum Montelinasanum. Tra le varietà faunistiche, il riccio, la volpe, il cinghiale, il gatto selvatico, il corvo imperiale, l'aquila reale, il gheppio, il falco pellegrino, la martora, il cervo, il muflone; segnalata anche la presenza del grifone e dell’aquila del Bonelli.


Giardino Linasia

Situato nella foresta demaniale del Marganai, il giardino montano Linasia (il nome deriva dal Linas), in circa 9.000 metri quadri, ricostruisce gli ambienti fisici e le associazioni fitosociologiche del territorio. Ospita numerose specie botaniche locali, in alcuni casi piuttosto rare, presenti allo stato spontaneo. All'interno del giardino è collocato il piccolo Museo Casa Natura, con esposizioni di minerali, arnesi da miniera, resti di animali, reperti archeologici, fossili ed altro.

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Dirimpetto, il Pan di Zucchero

Lasciato l'entroterra di Iglesias, seguendo la strada panoramica Lche va a nord fino a Capo Pecora attraverso Nebida, Masua e Buggerru, si ammira un tratto di costa tra i più spettacolari del Mediterraneo. Caratterizzato dal repentino passaggio dalla montagna al mare, offre alla vista alte falesie a picco su acque trasparenti, che fanno da cornice ad antichi insediamenti minerari, rilievi formati dai singolari scisti violacei, piccole spiagge raggiungibili a piedi attraverso ripidi sentieri o in barca. Dirimpetto il faraglione di bianco calcare di Pan di Zucchero, un isolotto calcareo alto 133 metri.
Attraversato da due gallerie naturali, poste al livello del mare, lo scoglio di Pan di AZucchero è uno dei più grandi faraglioni d'Europa. Deve il nome alla forma massiccia e arrotondata e al caratteristico colore biancastro. Poco più a sud emergono i faraglioni calcarei di S'Agusteri e Il Morto. Notevole il contrasto visivo offerto dal bianco degli scogli e dal rosso vinaccia degli scisti.
Il Pan di Zucchero, il Morto, S'Agusteri e la falesia di Punta de Is Cicalas, sono stati dichiarati monumenti naturali.
Appena fuori dall'abitato di Nebida, A monte della spiaggia di Masua si percorrendo una strada ripida estende una pineta dalla quale si accede verso nord, si giunge alla alla spiaggia rocciosa di Bega sa Canna. spiaggetta pietrosa di Portu Banda, Raggiungibile a piedi o in macchina delimitata da pareti a picco sul mare. Si seguendo la strada sterrata per Porto tratta di una piccola cala di circa 100 Flavia si presta alla pesca sub e con la metri di lunghezza, ideale per chi vuole canna. Siamo di fronte al Pan di dedicarsi alla pesca subacquea, alle Zucchero e a breve distanza dalla immersioni o godersi il sole. miniera visitabile di Porto Flavia. Nel tratto della SP 83 tra Nebida e Tra Masua e Buggerru si trova la cala di Masua imboccando una strada sterrata Porto di Canal Grande, una bella in discesa si arriva a Porto Corallo, un insenatura che prende il nome grazioso porticciolo delimitato da dal Rio Canal Grande, che si getta in bianche scogliere calcaree e violacee per mare proprio in quel punto. Il canale la presenza degli scisti, che offre riparo lungo una ventina di metri, è accessibile alle barche dei pescatori. in barca e, con fatica, via terra. La Proseguendo verso Nord e imboccando vallecola è chiusa da un'alta falesia alla un viottolo d'accesso a una villetta cui base si spalancano diversi anfratti: il isolata visibile dalla strada per Nebida, più importante è la Grotta delle Spigole si raggiungono le due calette appartate una cavità creata dall'erosione marina e di Portu Rafia e Spiaggia dei Baci. La parzialmente sommersa. prima si apre proprio al termine della stradina mentre attraverso una galleria sulla sinistra, si raggiunge la più ampia Spiaggia dei Baci, un tempo su passu mau. Dalla riva si scorgono il Pan di Zucchero e i faraglioni di Nebida.
Prendendo il bivio per Fontanamare- Masua si arriva alla Spiaggia di Masua, posta a Sud dell'omonimo villaggio minerario. Incassata tra due promontori rocciosi è un punto di approdo per natanti in escursione. Si praticano vela, surf, pesca sub, surfcasting. Adiacente il
parcheggio di Masua, e accessibile tramite una comoda scaletta, è Portu Cauli. Riparata dal vento dalla scogliera e dalla macchia mediterranea, consente gradevoli escursioni in canoa e pedalò.

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T
ra riti, tradizioni e medioevo

La settimana Santa
I suggestivi riti spagnoli della Settimana Santa di Iglesias risalgono al seicento e sono curati da secoli dall'Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Sacro Monte. Iniziano il Martedì Santo con la Processione dei Misteri, proseguono il Giovedì Santo con la Processione dell'Addolorata che cerca Gesù. La mattina del Venerdì Santo, la Processione del Monte rinnova il dramma della salita al Calvario e la sera la Processione del Descenso, o della Deposizione, la più coinvolgente e ricca di fascino, racconta il funerale di Gesù, reinterpretato in stile barocco: il funerale di un re, con la solennità della processione e il silenzio profondo e commosso della gente che affolla le strade.
Suggestivi is baballottis, che il Giovedì e il Venerdì Santo riempiono le vie del centro storico: adulti, bimbi e ragazzi, bianchi e incappucciati, creano una Ssuggestione unica. Il giorno della Resurrezione si snoda per le vie cittadine la Processione de s'Incontru (l'Incontro) e con s'Inserru (la Chiusura), il martedì dopo, si chiude il ciclo delle grandi rappresentazioni della Pasqua.



MARTEDI SANTO Processione dei Misteri ore 19,00 dalla Chiesa di San Michele
MERCOLEDI SANTO Santa Messa in San Michele ore 18,30
GIOVEDI SANTO Processione dell'Addolorata ore 20,00 dalla Chiesa di San Michele
VENERDI SANTO Processione del Monte ore 9,00 dalla Chiesa di San Michele
VENERDI SANTO Processione del Descenso ore 20,00 dalla Chiesa di San Michele
DOMENICA DI PASQUA S'lncontru ore 11,00 dalla Cattedrale
MARTEDI DOPO PASQUA S'lnserru ore 19,00 dalla Cattedrale

Tra le manifestazioni religiose, è da ricordare la celebrazione della Patrona della città, Santa Chiara, l'11agosto; la seconda domenica di luglio da secoli si rinnova un voto: è il Sindaco, a nome della città, ad offrire alla Madonna delle Grazie un cero, ringraziandola per
avere liberato Iglesias dal flagello delle cavallette. Il 15 agosto, in onore dell'Assunta, si celebra la festa di Sancta Maria di Mezo Gosto e nella prima decade di settembre, la Madonna di Valverde; a fine ottobre la Vergine del Buon Cammino (sa Festa Manna), con la famosa “Ottobrata” Iglesiente.


I
Candelieri
La sera del 15 agosto si svolge la processione de I Candelieri.
Già citata nel “Breve di Villa di Chiesa”, la festa è stata ripristinata nel 1992 in seguito al ritrovamento della colonna di un candeliere nella Cattedrale. I Candelieri sono alti quattro metri e rappresentano il Comune, le miniere, i quartieri storici, i vigniaiuoli, tavernieri e calzolai e i
lavoratori. Il corteo segue il simulacro della Vergine Dormiente a cui la sera precedente viene dedicata una veglia di preghiera di ispirazione bizantina, con antichissimi riti e simboli, quali l'uso del basilico, ancora vivo nelle Chiese d'Oriente. La sfilata parte dalla piazza della Cattedrale per terminare nella chiesa del Collegio, seguita da una gran folla. In chiusura, una grandiosa fiaccolata di grandi e piccoli ceri, che poi vengono offerti alla Madonna.

Estate Medioevale Iglesiente
Le manifestazioni dell'estate medioevale iglesiente cominciano la prima settimana di agosto con il “Torneo della Balestra Città di Iglesias”, promosso dalla “Società Balestrieri Villa Ecclesiae". Il Torneo, spettacolare per la raffinatezza della riproduzione di costumi e armi, prende spunto dallo storico assedio di Villa di Chiesa ad opera di Alfonso d'Aragona, nel XIV secolo; in quell'occasione i balestrieri di Iglesias difesero strenuamente la città e solo dopo otto mesi di stenti e malattie caddero stremati. Il 13 Agosto si svolge il Corteo Medioevale, sfilata che si snoda tra i vicoli del centro storico con più di 700 figuranti.

Ottobre Iglesiente
Convegni, musica, cinema, mostre, degustazioni, manifestazioni sportive: questo il ricco e variegato programma dell'Ottobrata Iglesiente, curato dall'amministrazione comunale cittadina. In primo piano la Cronoscalata Iglesias-Sant'Angelo, lo storico circuito di gara cui partecipano equipaggi provenienti da tutta l'Isola.
Culmine della manifestazione la celebrazione solenne dedicata alla Madonna di Buoncammino, il cui culto è di antichissime origini.
La Chiesetta fu edificata sul colle dalla famiglia Bernardini, che per lungo tempo curò anche i festeggiamenti, così celebri sul territorio, da aver indotto in passato le ferrovie ad organizzare treni speciali verso Iglesias.

Monumenti aperti
Nel mese di Maggio, la città partecipa all’iniziativa regionale denominata “Monumenti Aperti”. Durante la manifestazione è possibile visitare gratuitamente i monumenti civili e religiosi e i principali siti minerari.

Argenteria e Gioielli
Iglesias è stata la patria dell'arte orafa e argentiera della Sardegna. Di rara bellezza i gioielli antichi: is arrecadas, gli orecchini con pendente, sa broxia, spilla per il corpetto, sa gioia, pendente trattenuto da un nastrino di velluto nero, is clavos, spilloni per capelli e bottoni in filigrana. Antica la tradizione argentiera iglesiente. Attualmente esistono alcune botteghe e l'unico centro pilota in Sardegna per la lavorazione dell'argento, con raffinate produzioni che spaziano dall'oggettistica per cerimonie, a quella per l'arte sacra, ai gioielli.

 

L'arte del pane e dei dolci
La tavola a Iglesias riflette la naturale sobrietà dei Sardi, semplicità che si traduce nell'utilizzo di ingredienti genuini, lavorati senza artifici. È un'arte la lavorazione del pane: su coccoi pintau, su coriottu, sa puddastedda, su nieddeddu 'e trigu, il tradizionale civraxiu, su pani 'e scetti, di fior di farina candida e su pani cun s'ou la tipica pagnotta augurale con l'uovo incastonato che si produce a Pasqua. Degno di nota è “su Mustazzeddu”, tipica focaccia di Iglesias al pomodoro e basilico. Deliziosi i dolci creati dalle abili mani delle maestre dolciarie iglesienti. Meritano una citazione is gueffus, is pastiglias, is pabassinas, su gattou, is pistoccus cun sa cappa, is marigosus, is pardulas. Si riaffaccia la produzione di buon vino e dell'olio d'oliva, che costituiva un vanto dell'Iglesias ottocentesca. Qui ebbe origine il pregiato Carignano del Sulcis, un rosso di media gradazione, dal profumo intenso, ma sono degni di nota anche il Monica e il Vermentino locali.

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Fonte: Comune di Iglesias www.comune.iglesias.ca.it

 

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