|
Iglesias - Villa
di Chiesa
“Iglesias è la città turistica sarda per eccellenza, se
si tiene conto del clima,
della storia, della natura con le vallate verdi, i
poggi, gli orti e i giardini che possiede”.
Francesco Alziator, “Iglesias città d'arte”
Iglesias
Architettura del Sacro
Il cimitero monumentale
Le
piazze, le vie, i palazzi
Mura
pisane e castello
Arte e miniere
La Direzione della miniera: il Palazzo Bellavista
Parco Geominerario Storico e Ambientale della
Sardegna
Le Foreste
del Linas-Marganai
Giardino Linasia
Dirimpetto, il Pan di Zucchero
Tra
riti, tradizioni e medioevo
La
Settimana Santa
I
Candelieri
Estate
Medioevale Iglesiente
Ottobre
Iglesiente
Monumenti
aperti
Argenteria
e Gioielli
L'arte
del pane e dei dolci
Iglesias
Nella
costa sud occidentale della Sardegna, situata sui
rilievi che chiudono la valle del Cixerri si trova la
cittadina di Iglesias. Spiagge, colline, verdi vallate
ed il Parco Geominerario Storico e Ambientale che
custodisce l'intera storia dell'attività mineraria
dell'umanità, dai primordi alle più moderne tecnologie,
basterebbero da soli a rendere indimenticabile questa
città. Ma sono soprattutto la sua storia, il patrimonio
architettonico, le antiche testimonianze del medioevo
toscano, le tante reminiscenze della dominazione
spagnola e le sue chiese ad affascinare e catturare
l'attenzione anche del viaggiatore più esigente.
Qui il fascino delle origini è custodito dalle chiese
medievali nelle quali troviamo stratificati i segni di
un glorioso passato, quello di una città anticamente
chiamata Villa di Chiesa. Tale nome deriverebbe, sembra,
dal gran numero di edifici di culto che nel Medioevo ivi
era stato edificato.
Del resto è proprio il gran numero di edifici di culto,
antichi e moderni, a caratterizzare ancora oggi il
tessuto urbano dell'attuale città e ad accompagnarne la
storia.
Città della Sardegna sud-occidentale, Iglesias si trova
a 176 m slm (quota media). Il suo territorio comprende
diverse frazioni tra le quali non possiamo non citare
Nebida che, con la splendida Ispiaggia di Masua, il
faraglione di Pan di Zucchero e la scogliera a picco sul
mare,
offre uno scenario paesaggistico di grande fascino che
fa da sfondo alla struttura mineraria di Porto Flavia ed
alla miniera di Nebida.
Altrettanto suggestive sono le frazioni di San Benedetto
e San Giovanni Miniera-Bindua- Monte Agruxiau, immerse
nel verde ed in posizione panoramica, custodiscono
intatti alcuni preziosi gioielli d'archeologia
industriale e quelle di Corongiu-Tanì in cui è attestata
la presenza umana sin dal neolitico.
Il tessuto topografico della città riflette le sue
vicende storico-economiche. È infatti possibile
individuare diverse fasi nello sviluppo urbanistico.
Il
nucleo storico si estende all'interno della cinta
fortificata medievale; a testimonianza dei trascorsi
pisani rimangono ancora oggi i resti delle mura, alcune
torri, il castello Salvaterra e la Cattedrale di Santa
Chiara, eretta tra il 1285 ed il 1288.
il centro moderno si sviluppa attorno ad una grande
piazza considerata il salotto della città ed intitolata
a Quintino Sella - grande propulsore dell'industria
Imineraria isolana. Ed alle miniere è indissolubilmente
legata la storia dell'economia di Iglesias. Un'economia
che ha conosciuto i momenti di maggior splendore durante
la dominazione pisana ed aragonese, nella seconda metà
del XVIII secolo, durante il dominio sabaudo e dopo la
metà del XIX.
Le comunità ed il territorio impararono a coordinare la
propria vita sui ritmi di lavoro e sui tempi di
prosperità delle miniere. Negli ultimi decenni
l'attività mineraria che ha accompagnato la storia del
territorio ha attraversato un periodo di crisi, così
profonda da decretare la chiusura delle miniere.
Si sono intrapresi numerosi interventi di bonifica e di
valorizzazione dei siti che costituiscono un ampio
patrimonio industriale, non minore del patrimonio
urbano, monumentale e naturalistico, prezioso per il
territorio.
Architettura del Sacro
Le chiese quasi come le pagine di un libro di storia ci
aiutano a leggere i segni del passato di Villa di
Chiesa, in esse infatti ogni epoca ha lasciato ben
visibile traccia di sé assegnando a ciascun edificio la
propria particolarissima specificità.
Nel cuore del centro storico, all'interno della piazza
Municipio, si erge la cattedrale dedicata a Santa Chiara
di Assisi. Edificata tra il 1285 ed il 1288 per volontà
di Ugolino della Gherardesca, nel 1503, con la bolla
Aequum Reputamus, venne elevata a Cattedrale. L'interno,
dopo il totale rifacimento della fine del Cinquecento,
mostra una felice congiunzione di romanico e gotico.
L'aula ha una sola navata con quattro cappelle laterali,
che vennero aperte per contrastare la spinta laterale
delle volte. Ad una terza fase di intervento vanno
invece attribuiti due
ampi cappelloni che conferiscono alla chiesa l'attuale
pianta a croce latina immissa. Nota la campana di Andrea
Pisano del 1337.
Si trova in piazza Collegio, nella parte alta del centro
storico, la Chiesa della Purissima, nota come "Chiesa
del Collegio" in ricordo dell'appartenenza ai Gesuiti
per i quali fu eretta con l'annesso alloggio. Esempio di
architettura propria della Controriforma, incarna nella
semplicità del prospetto gli ideali di rigore propri
della Compagnia di Gesù. Nella facciata il bianco
dell'intonaco contrasta con il rosso della vulcanite con
cui sono realizzate le lesene e le cornici che
inquadrano il portale. Dalla piazza Municipio,
imboccando la via Satta e la via Don Minzoni, si arriva
alla Chiesa di San Francesco, eretta nella piazza
omonima. In stile tardogoticocatalano, la chiesa ha una
facciata
completamente liscia, ornata da due oculi e da un rosone
in asse con il portale. L'aula è a navata unica. Da
citare il retablo del Mainas sito nella cappella
dell'Asilo. Sede dell'omonima confraternita, è la Chiesa
di San Marcello. Demolita agli inizi del Novecento per
far posto ad una scuola, fu ricostruita in via San
Marcello.
Da
piazza Municipio, imboccando la via Pullo, si arriva
alla Chiesa di San Michele (o del Sacro Monte), sede
della Confraternita della “Pietà del Monte”. Ancora oggi
ha il compito di organizzare le processioni per la
Settimana Santa. Sorta nel 1600 per la cura spirituale
dei condannati a morte, la chiesa, di forma tardogotica,
ha una piccola aula e una cappella che serve da
sagrestia. Ubicata nelle vicinanze delle chiese di S.
Francesco e S. Chiara è la chiesa della Madonna delle
Grazie originariamente dedicata a San Saturno. Su un
impianto originario risalente, forse, alla fine del
1200, l'edificio fu costruito nelle forme di transizione
tra il romanico ed il gotico e, quindi, profondamente
rimaneggiato nel '700. Una grata, che serviva per la
comunione delle monache, rivela l'antica presenza del
Monastero delle Clarisse.
Lungo la via Cavallotti sorge la chiesa neogotica
intitolata a San Domenico. È conosciuta col nome di
Cresia de is piccioccheddus (Chiesa dei bambini), perchè
secondo la tradizione i bambini parteciparono alla sua
costruzione.
Fuori dal complesso murario pisano, percorrendo la via
Cappuccini, si giunge a uno spiazzo dove si erge
la Chiesa di Santa Maria di Valverde.
Dell'impianto originario, quasi certamente di carattere
romanico, oggi resta la facciata in conci di trachite
rosa e alcuni tratti dei muri laterali. Lungo la via
Sant'Antonio si eleva la Chiesa di Sant'Antonio Abate,
costruita presumibilmente tra il X e XI secolo. Lo
schema è di tipo basilicale e l'esterno fu completamente
restaurato
Di particolare interesse storico è la chiesa del SS. In
via Sant'Antonio, Salvatore. Tra le più antiche chiese
di Iglesias, (databile tra il X e XI secolo, essa
rappresenta solo un autentico capolavoro architettonico
dell'alto medioevo ma forse la prova che farebbe
supporre, ad alcuni studiosi, la presenza di un
insediamento precedente alla nascita di Villa di Chiesa.
La chiesa, che misura 10 metri per 16, nell'aspetto
esterno ed interno si richiama ai modelli bizantini, con
pianta a croce latina, con bracci coperti da tozze e
basse volte a botte.
Sul colle di Buoncammino (monte 'e Cresia) si erge il
santuario campestre dedicato alla Vergine del
Buoncammino. Secondo le note storiche di Mons. Luigi
Cinesu, nel 1777 un certo Antioco Bernardini e la moglie
costruirono la chiesetta in onore della Madonna. Nella
seconda metà del Novecento venne costruita la
nuova chiesa, consacrata solennemente nel 1978.
Il cimitero monumentale
Il cimitero monumentale di Iglesias è preziosamente
arricchito da un gran numero di statue realizzate dallo
scultore Giuseppe Sartorio. Questi aveva ricevuto
l'incarico, dai dirigenti piemontesi delle miniere, di
scolpire un monumento dedicato al ministro Quintino
Sella. Sono 65 le opere che portano la firma del
Sartorio, ricche di simboli, talvolta suggestivamente
legati all'idea della vita interrotta (la colonna
tronca, l'albero spezzato, ecc.). Spesso le statue
riproducono fedelmente i visi dei defunti (come
attestano le fotografie ritrovate) e l'abbigliamento
dell'epoca, con la riproduzione di pizzi e gioielli, che
rendono affascinante il percorso silenzioso lungo i
viali.
Le piazze, le vie, i palazzi
Esterne alle
mura, la piazza Sella e l'adiacente Piazza Oberdan sono
un vivace luogo di ritrovo della vita cittadina. Aperte
intorno al 1880, ospitano rispettivamente il monumento a
Quintino Sella, realizzato da Giuseppe Sartorio, e il
monumento ai caduti dell'artista nuorese Francesco
Ciusa. Attraversando il Corso Matteotti, si possono
ammirare le facciate dei palazzi in stile Liberty, come
il civico n.44, ricco di pregevoli elementi decorativi.
Si
arriva quindi a Piazza La Marmora, antica “Plassa de
Villa” dove campeggia la fontana, che secondo alcuni
storici esisteva già in epoca
pisana, detta del Maimoni, forse una raffigurazione
demoniaca evocata dal rumore sotterraneo delle acque che
lì affluivano. Nei pressi della piazza, sulla via
Canelles, è possibile visitare il Museo Etnografico
della civiltà agropastorale e dell'artigianato, ospitato
in un'antica cantina. Percorrendo la via Sarcidano ed il
vico Duomo, si arriva alla Piazza del Municipio. Su
questa, si affacciano l'ottocentesco Palazzo
Civico e la Cattedrale, raccordata da una galleria al
Palazzo Vescovile, frutto di diversi progetti realizzati
tra il 1763 e il 1782. Sulla porta
principale, un'iscrizione riporta la data del 1835,
indicante i rifacimenti del prospetto.
Proseguendo per via della Decima, si arriva alla via
Angioy su cui si affaccia l'Archivio storico comunale,
ex-carcere mandamentale cittadino, realizzato nel 1794,
oggi luogo di studio. Impreziosito da teche che
custodiscono reperti di età preistorica, fenicio-punica,
romana e medievale della Collezione Comunale donata
dagli eredi Pistis-Corsi, possiede ricchi archivi e il
"Breve", il codice legislativo una cui copia risalente
al 1327, testimonia l'origine pisana della città.
Proseguendo oltre, lungo la via Crispi, si arriva nella
via Roma. Appena fuori le mura pisane, si incontra
l'Istituto Minerario “Giorgio Asproni”, all'interno di
una bella costruzione Liberty di inizio '900. La scuola
ospita la sede del Museo dell'Arte Mineraria e il Museo
Mineralogico, in cui si può ammirare una delle più
complete collezioni di minerali esistenti nell'isola.
Mura
pisane e castello
Tuttora ben
visibile per lunghi tratti, la cinta muraria fu
costruita dai Pisani tra il XIIIXIV secolo e modificata
dagli Aragonesi.
Le mura e le 20 torri che le sopravanzano in altezza,
aperte sul lato della città, erano realizzate con
pietrame misto disposto in corsi orizzontali, creando
una disomogeneità che garantiva grande resistenza agli
attacchi.
La parte meglio conservata è quella settentrionale, dove
si può ammirare ancora integro il fossato con il lato
prospiciente la cinta formato da un basso muro
intonacato con malta di calce. L'accesso era garantito
da quattro porte: P. Maestra, P. Castello, P. S. Antonio
e P. di Monte Barlao. Tra Porta Castello e Porta
Sant'Antonio, tra il 1200 e il 1300 e per volere del
Conte Ugolino della Gherardesca, fu costruito sul colle
di Salvaterra l'omonimo castello. Si possono ammirare i
ruderi dell'antica fortificazione e la porta col ponte
levatoio con gli stemmi della Gherardesca e dei nobili
governanti della città.
Torna a inizio pagina
Arte e miniere
Il viaggio
nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della
Sardegna può cominciare dall'imponente complesso della
miniera di Monteponi e galleria Villamarina situato
nell'immediata periferia d'Iglesias e raggiungibile
dalla SS 126.
Una strada interna, affiancata da alcune costruzioni,
conduce al piazzale dove si apre l'ingresso alla
miniera. Dell'impianto originario restano edifici
industriali di grande interesse storico e
architettonico. I più importanti sono il Palazzo
Bellavista, il Pozzo
Vittorio Emanuele e il Pozzo Sella. Da non perdere
l'affresco “La miniera” (1950), realizzato da Aligi
Sassu nella foresteria.
La Direzione della miniera: il Palazzo Bellavista
Particolare cura del dettaglio decorativo e
architettonico si riscontra nella Palazzina di
Monteponi, detta Bellavista per la posizione panoramica.
Fu costruita nel 1865 dall'ingegner Adolfo Pellegrini,
direttore della Società di Monteponi.
Il fabbricato con un alto zoccolo scandito da paraste,
si sviluppa su tre piani; verso nord si allarga un ampio
giardino arricchito da piante secolari. Attualmente è
sede distaccata dell'Università di Cagliari e ospita
corsi di laurea “Scienze dei Materiali” e “Informatica”
nonché il Master in Geographical Information System.
Parco Geominerario Storico e Ambientale della
Sardegna
Iglesias
è la sede del Parco Geominerario Storico e Ambientale
della Sardegna, il primo riconosciuto nel mondo, nel
corso della Conferenza Generale dell`UNESCO tenutasi a
Parigi dal 24 ottobre al 12 novembre 1997. La città è
anche parte dell'area 8 del Parco Geominerario della
Sardegna, la più estesa (2.455 kmq) e, al contempo, la
più rappresentativa per la ricchezza e la diffusione
delle attività minerarie degli ultimi millenni.
La galleria Villamarina fu intitolata al viceré del
Regno di Sardegna Marchese di Villamarina. Scavata a
quota 174 m slm, è dotata di due
imbocchi distanti tra loro circa 70 metri,
battezzati Asilo e Suore. La galleria mineraria incontra
i pozzi più importanti della miniera di Monteponi: il
Pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863, adibito alla
discesa e alla risalita dei minatori e del
minerale ed il Pozzo
Sella, del 1874, dedicato al parlamentare Quintino
Sella. 'La miniera' ospitava delle grandi
pompe per l'eduzione delle acque sotterranee.
Lungo la SS 126, seguendo le indicazioni per
Carbonia-S.Antioco, Monteponi dopo poche centinaia di
metri ci appare lo scenario delle “montagne rosse di
Monteponi”, cumuli di scorie di zinco prodotte
negli anni dalle miniere, che si progetta di
preservare dalla disgregazione tramite un sistema di
irrigazione.
Ancora lungo la SS 126 per Carbonia-S.Antioco, si giunge
alle gallerie del AMonte San Giovanni, di fronte all'ex
villaggio minerario di
Bindua. Un breve percorso col trenino elettrico, un
ascensore e una scala a chiocciola, conducono alla
grotta di Santa Barbara, protettrice dei minatori. Il
geode, tra i più antichi in Europa, fu scoperto durante
dei lavori di perforazione nel 1952 e, per la sua
magnificenza, diede
all'involontario scopritore l'impressione di trovarsi in
una fiabesca cattedrale. All'interno enormi stalattiti e
stalagmiti, colonne, sculture di calcite candida,
localmente ricoperte da concrezioni di aragonite e,
particolarissimi, cristalli di barite tabulare che
rivestono le pareti.
Per giungere ai villaggi abbandonati di Seddas and Sa
Macchina Beccia, da Iglesias si segue la direzione
Carbonia, si passa Moddizzis sotto al cavalcavia della
SS 126, si imbocca uno sterrato a sinistra e si sale
fino a un bivio. A destra si discende verso il villaggio
fantasma di Seddas Moddizzis (Sella del Lentisco),
costruito all'inizio del secolo per i dipendenti della
miniera: al suo interno una chiesetta, lo spaccio, le
case degli operai e la sontuosa residenza degli Asproni.
Tornando
al bivio e prendendo l'altra direzione si va verso la
miniera di S. Giorgio, superbamente caratterizzata dal
Pozzo di S. Barbara, chiamato dai Sardi Sa Macchina
Beccia, realizzato nel 1870 in forma di piccolo
castello. Un esempio della fortuna incontrata dallo
stile neogotico negli edifici legati all'industria
mineraria.
Dalla SS 126 verso Funtanamare si arriva alla miniera
piombo-zincifera di Nebida e all'imponente Laveria
DLamarmora, con le sue arcate a cielo aperto. L'impianto
era considerato agli inizi del secolo all'avanguardia
nel processo di separazione del minerale puro dalla
roccia. Nei primi anni del 1990 la Laveria subì un
restyling da parte della Soprintendenza ai Monumenti di
Cagliari; in quell'occasione furono fabbricati i 484
gradini che la collegano alla passeggiata in riva al
mare.
Proseguendo in leggera discesa lungo la strada asfaltata
arriviamo a Masua e alla locale miniera. Poco oltre si
trova Porto Flavia, un gioiello di ingegneria costruito
nel 1924 dall'ing. Cesare Vecelli, (che lo intitolò alla
sua bimba Flavia). Per risolvere il problema di carico
delle barche (note bilancelle), che trasportavano i
minerali a Carloforte per il trasferimento sui
piroscafi, fu ideato un sistema d'imbarco diretto del
minerale alle navi. Dentro il villaggio di Masua è da
visitare il Museo delle Macchine da Miniera. Con le
oltre 70 macchine e attrezzature specifiche per lavori
minerari, rappresenta la testimonianza di una evoluzione
industriale di grande prestigio.
Dalla SS 126 verso Fluminimaggiore, a 5 km da Iglesias,
un bivio sulla destra porta alla frazione mineraria di
San Benedetto. Da segnalare una bella chiesetta e la
palazzina della direzione recante un fregio con le
iniziali della Vieille Montagne. Da San Benedetto,
proseguendo verso nord si raggiunge la miniera
piombo-zincifera di Malacalzetta.
Le Foreste
del Linas-Marganai

La
Foresta Demaniale di Marganai rientra nell'area del
progettato “Parco naturale di Monte Linas,
Marganai-Oridda, Montimannu”, in quanto considerata zona
di interesse paesistico.
Il sistema orografico mostra un profilo molto
accidentato con le cime aspre e tormentate della catena
del Marganai, che raggiunge i 906 metri a P.ta San
Michele e 939 a P.ta Campu Spina, e del massiccio
granitico del Monte Linas, il più alto della Sardegna
meridionale con i 1.236 metri di Punta Perda de sa Mesa.
L'estremo lembo meridionale è occupato dalla regione
dell'Oridda.
Si può accedere all'area parco sia mediante un percorso
che, dall'ingresso della città di Iglesias, porta alla
“vecchia cantoniera Marganai”, sia dalla SS 126
Iglesias-Guspini, deviando verso la frazione di San
Benedetto e proseguendo poi per la strada che conduce
alla località “Case Marganai”. La vasta foresta (3.650
ettari nel settore orientale e settentrionale) è
attraversata da numerosi percorsi, molti dei quali assai
suggestivi. Lunghe sterrate forestali e sentieri,
attraversano i vecchi villaggi minerari di
Arenas,
Malacalzetta, Baueddu, Reigraxius, larghe carrarecce
salgono verso le cime di P.ta San Michele e P.ta Campu
Spina.
All'interno cascate e grotte di considerevole interesse
naturalistico come la Grotta di S. Giovanni, fino a
qualche anno fa interamente percorribile con automezzi,
e di Su Mannau, ma anche testimonianze paleontologiche e
monumenti archeologici come il tempio punico-romano di
Antas. La vegetazione è caratterizzata da fustaie di
leccio, sugherete, tasso; ricca la vegetazione del
sottobosco: agrifoglio, corbezzolo, lentisco, timo,
lavanda, cisto. Presenti anche rare specie endemiche tra
le quali l'Helichrysum Montelinasanum. Tra le varietà
faunistiche, il riccio, la volpe, il cinghiale, il gatto
selvatico, il corvo imperiale, l'aquila reale, il
gheppio, il falco pellegrino, la martora, il cervo, il
muflone; segnalata anche la presenza del grifone e
dell’aquila del Bonelli.
Giardino Linasia
Situato nella foresta demaniale del Marganai, il
giardino montano Linasia (il nome deriva dal Linas), in
circa 9.000 metri quadri, ricostruisce gli ambienti
fisici e le associazioni fitosociologiche del
territorio. Ospita numerose specie botaniche locali, in
alcuni casi piuttosto rare, presenti allo stato
spontaneo. All'interno del giardino è collocato il
piccolo Museo Casa Natura, con esposizioni di minerali,
arnesi da miniera, resti di animali, reperti
archeologici, fossili ed altro.
Torna a inizio pagina
Dirimpetto, il Pan di Zucchero
Lasciato
l'entroterra di Iglesias, seguendo la strada panoramica
Lche va a nord fino a Capo Pecora attraverso Nebida,
Masua e Buggerru, si ammira un tratto di costa tra i più
spettacolari del Mediterraneo. Caratterizzato dal
repentino passaggio dalla montagna al mare, offre alla
vista alte falesie a picco su acque trasparenti, che
fanno da cornice ad antichi insediamenti minerari,
rilievi formati dai singolari scisti violacei, piccole
spiagge raggiungibili a piedi attraverso ripidi sentieri
o in barca. Dirimpetto il faraglione di bianco calcare
di Pan di Zucchero, un isolotto calcareo alto 133 metri.
Attraversato da due gallerie naturali, poste al livello
del mare, lo scoglio di Pan di AZucchero è uno dei più
grandi faraglioni d'Europa. Deve il nome alla forma
massiccia e arrotondata e al caratteristico colore
biancastro. Poco più a sud emergono i faraglioni
calcarei di S'Agusteri e Il Morto. Notevole il contrasto
visivo offerto dal bianco degli scogli e dal rosso
vinaccia degli scisti.
Il Pan di Zucchero, il Morto, S'Agusteri e la falesia di
Punta de Is Cicalas, sono stati dichiarati monumenti
naturali.
Appena fuori dall'abitato di Nebida, A monte della
spiaggia di Masua si percorrendo una strada ripida
estende una pineta dalla quale si accede verso nord, si
giunge alla alla spiaggia rocciosa di Bega sa Canna.
spiaggetta pietrosa di Portu Banda, Raggiungibile a
piedi o in macchina delimitata da pareti a picco sul
mare. Si seguendo la strada sterrata per Porto tratta di
una piccola cala di circa 100 Flavia si presta alla
pesca sub e con la metri di lunghezza, ideale per chi
vuole canna. Siamo di fronte al Pan di dedicarsi alla
pesca subacquea, alle Zucchero e a breve distanza dalla
immersioni o godersi il sole. miniera visitabile di
Porto Flavia. Nel tratto della SP 83 tra Nebida e Tra
Masua e Buggerru si trova la cala di Masua imboccando
una strada sterrata Porto di Canal Grande, una bella in
discesa si arriva a Porto Corallo, un insenatura che
prende il nome grazioso porticciolo delimitato da dal
Rio Canal Grande, che si getta in bianche scogliere
calcaree e violacee per mare proprio in quel punto. Il
canale la presenza degli scisti, che offre riparo lungo
una ventina di metri, è accessibile alle barche dei
pescatori. in barca e, con fatica, via terra. La
Proseguendo verso Nord e imboccando vallecola è chiusa
da un'alta falesia alla un viottolo d'accesso a una
villetta cui base si spalancano diversi anfratti: il
isolata visibile dalla strada per Nebida, più importante
è la Grotta delle Spigole si raggiungono le due calette
appartate una cavità creata dall'erosione marina e di
Portu Rafia e Spiaggia dei Baci. La parzialmente
sommersa. prima si apre proprio al termine della
stradina mentre attraverso una galleria sulla sinistra,
si raggiunge la più ampia Spiaggia dei Baci, un tempo su
passu mau. Dalla riva si scorgono il Pan di Zucchero e i
faraglioni di Nebida.
Prendendo il bivio per Fontanamare- Masua si arriva alla
Spiaggia di Masua, posta a Sud dell'omonimo villaggio
minerario. Incassata tra due promontori rocciosi è un
punto di approdo per natanti in escursione. Si praticano
vela, surf, pesca sub, surfcasting. Adiacente il
parcheggio di Masua, e accessibile tramite una comoda
scaletta, è Portu Cauli. Riparata dal vento dalla
scogliera e dalla macchia mediterranea, consente
gradevoli escursioni in canoa e pedalò.
Torna a inizio pagina
Tra
riti, tradizioni e medioevo
La
settimana Santa
I suggestivi riti spagnoli della Settimana Santa di
Iglesias risalgono al seicento e sono curati da secoli
dall'Arciconfraternita della Vergine della Pietà del
Sacro Monte. Iniziano il Martedì Santo con la
Processione dei Misteri, proseguono il Giovedì Santo con
la Processione dell'Addolorata che cerca Gesù. La
mattina del Venerdì Santo, la Processione del Monte
rinnova il dramma della salita al Calvario e la sera la
Processione del Descenso, o della Deposizione, la più
coinvolgente e ricca di fascino, racconta il funerale di
Gesù, reinterpretato in stile barocco: il funerale di un
re, con la solennità della processione e il silenzio
profondo e commosso della gente che affolla le strade.
Suggestivi is baballottis, che il Giovedì e il Venerdì
Santo riempiono le vie del centro storico: adulti, bimbi
e ragazzi, bianchi e incappucciati, creano una
Ssuggestione unica. Il giorno della Resurrezione si
snoda per le vie cittadine la Processione de s'Incontru
(l'Incontro) e con s'Inserru (la Chiusura), il martedì
dopo, si chiude il ciclo delle grandi rappresentazioni
della Pasqua.
MARTEDI SANTO Processione dei Misteri ore 19,00 dalla
Chiesa di San Michele
MERCOLEDI SANTO Santa Messa in San Michele ore 18,30
GIOVEDI SANTO Processione dell'Addolorata ore 20,00
dalla Chiesa di San Michele
VENERDI SANTO Processione del Monte ore 9,00 dalla
Chiesa di San Michele
VENERDI SANTO Processione del Descenso ore 20,00 dalla
Chiesa di San Michele
DOMENICA DI PASQUA S'lncontru ore 11,00 dalla Cattedrale
MARTEDI DOPO PASQUA S'lnserru ore 19,00 dalla Cattedrale
Tra le manifestazioni religiose, è da ricordare la
celebrazione della Patrona della città, Santa Chiara,
l'11agosto; la seconda domenica di luglio da secoli si
rinnova un voto: è il Sindaco, a nome della città, ad
offrire alla Madonna delle Grazie un cero,
ringraziandola per
avere liberato Iglesias dal flagello delle cavallette.
Il 15 agosto, in onore dell'Assunta, si celebra la festa
di Sancta Maria di Mezo Gosto e nella prima decade di
settembre, la Madonna di Valverde; a fine ottobre la
Vergine del Buon Cammino (sa Festa Manna), con la famosa
“Ottobrata” Iglesiente.
I
Candelieri
La sera del 15 agosto si svolge la processione de I
Candelieri.
Già citata nel “Breve di Villa di Chiesa”, la festa è
stata ripristinata nel 1992 in seguito al ritrovamento
della colonna di un candeliere nella Cattedrale. I
Candelieri sono alti quattro metri e rappresentano il
Comune, le miniere, i quartieri storici, i vigniaiuoli,
tavernieri e calzolai e i
lavoratori. Il corteo segue il simulacro della Vergine
Dormiente a cui la sera precedente viene dedicata una
veglia di preghiera di ispirazione bizantina, con
antichissimi riti e simboli, quali l'uso del basilico,
ancora vivo nelle Chiese d'Oriente. La sfilata parte
dalla piazza della Cattedrale per terminare nella chiesa
del Collegio, seguita da una gran folla. In chiusura,
una grandiosa fiaccolata di grandi e piccoli ceri, che
poi vengono offerti alla Madonna.
Estate
Medioevale Iglesiente
Le manifestazioni dell'estate medioevale iglesiente
cominciano la prima settimana di agosto con il “Torneo
della Balestra Città di Iglesias”, promosso dalla
“Società Balestrieri Villa Ecclesiae". Il Torneo,
spettacolare per la raffinatezza della riproduzione di
costumi e armi, prende spunto dallo storico assedio di
Villa di Chiesa ad opera di Alfonso d'Aragona, nel XIV
secolo; in quell'occasione i balestrieri di Iglesias
difesero strenuamente la città e solo dopo otto mesi di
stenti e malattie caddero stremati. Il 13 Agosto si
svolge il Corteo Medioevale, sfilata che si snoda tra i
vicoli del centro storico con più di 700 figuranti.
Ottobre
Iglesiente
Convegni, musica, cinema, mostre, degustazioni,
manifestazioni sportive: questo il ricco e variegato
programma dell'Ottobrata Iglesiente, curato
dall'amministrazione comunale cittadina. In primo piano
la Cronoscalata Iglesias-Sant'Angelo, lo storico
circuito di gara cui partecipano equipaggi provenienti
da tutta l'Isola.
Culmine della manifestazione la celebrazione solenne
dedicata alla Madonna di Buoncammino, il cui culto è di
antichissime origini.
La
Chiesetta fu edificata sul colle dalla famiglia
Bernardini, che per lungo tempo curò anche i
festeggiamenti, così celebri sul territorio, da aver
indotto in passato le ferrovie ad organizzare treni
speciali verso Iglesias.
Monumenti
aperti
Nel mese di Maggio, la città partecipa all’iniziativa
regionale denominata “Monumenti Aperti”. Durante la
manifestazione è possibile visitare gratuitamente i
monumenti civili e religiosi e i principali siti
minerari.
Argenteria
e Gioielli
Iglesias è stata la patria dell'arte orafa e argentiera
della Sardegna. Di rara bellezza i gioielli antichi: is
arrecadas, gli orecchini con pendente, sa broxia, spilla
per il corpetto, sa gioia, pendente trattenuto da un
nastrino di velluto nero, is clavos, spilloni per
capelli e bottoni in filigrana. Antica la tradizione
argentiera iglesiente. Attualmente esistono alcune
botteghe e l'unico centro pilota in Sardegna per la
lavorazione dell'argento, con raffinate produzioni che
spaziano dall'oggettistica per cerimonie, a quella per
l'arte sacra, ai gioielli. |